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IL PRIVILEGIO DELLA VOCAZIONE

 

Lo scopo di questa sintesi è quello di recuperare alcuni spunti di riflessione, sul tema della vocazione. che sono stati scritti da alcune sorelle negli anni passati. Sono state prese in considerazione due relazioni a cui si rimanda per l'approfondimento: 1) "Essere Annunziatina perché' " di Maria Cellamaro (contenuta nel libro "Chiamate per l'annuncio" IMSA, pp. 219-241); 2 ) "La vocazione dell'Annunziatina. Una chiamata a vivere nel Cristo integrale" di Tina Reale (Traccia di riflessione proposta nelle giornate di studio al termine degli Esercizi Spirituali del 1994).
Nella prima relazione viene ricordato come la chiamata alla santità, comune a tutti i fedeli, si realizzi in diverse forme e stili di vita. Di seguito, in riferimento alla vita di consacrazione nel mondo, la sorella richiama come anch'essa sia "opera di Dio; è Lui che la dà, anche se la cooperazione nostra è utile, necessaria, voluta da Lui...". A questo proposito, sempre nella prima relazione di Maria viene riportato un brano di don Alberione alle prime Annunziatine in cui egli evidenzia l'atto gratuito e lo sguardo di predilezione che Dio ha nei riguardi della persona che chiama alla sua sequela: "Il Signore... in questo mondo così corrotto ai nostri giorni... si scelse delle anime privilegiate che sanno vivere di Lui, per Lui e per le anime" (Meditazioni per consacrate Secolari, p. 209); "...perché lo stato

dell'Annunziatina è veramente uno stato di privilegio, di grazia di Dio. Il Signore, infatti, chiama le Annunziatine a vivere unicamente per Lui, per la eternità e a lavorare per la salvezza delle anime..." (MC S p.157). La gratuità del dono della chiamata e la nostra risposta, ci ricorda la sorella, si esprimono nella missione che dobbiamo "realizzare nel mondo: fare della propria vita e delle proprie opere una parola di risposta a Dio e un messaggio di salvezza per i fratelli...". Le Annunziatine "hanno i loro uffici, vivono nella loro famiglia, vanno in fabbrica, insegnano nelle scuole", per "portare la vita di santità ... in tutti gli ambienti". (MCS p. 12), hanno "una vita che si conduce nel mondo", ma nello stato di perfezione, perché sono unite in una comunità in un Istituto approvato dalla Chiesa in cui possono avere un indirizzo spirituale sempre costante e regolare"(cfr MCS pp.7-8). La relazione si articola in altri paragrafi in cui si spiega cosa comporti l'appartenenza all'Istituto, l'osservanza della nostra regola di vita (Statuto) e quali impegni si assumano attraverso la professione dei voti. Pur ritenendo im-portantissimi questi aspetti, focalizziamo l'attenzione su quanto contenuto nel paragrafo "L'impegno vocazionale" in cui, tra l'altro, Maria scrive: "Una logica conseguenza dell'impegno apostolico è l'impegno vocazionale..." La consapevolezza che l'Annunziatina ha del dono ricevuto e il bisogno che sente di comunicarlo agli altri la spingono ad operare, perché nuove vocazioni fioriscano nella Chiesa di Dio a servizio dei molteplici bisogni dell'uomo moderno... Non c'è dubbio che le vocazioni sono "dono di Dio", e per questo si devono impetrare con la preghiera... però è anche vero che la sola orazione non basta perché, Dio vuole la nostra cooperazione... Sarà il modo stesso di vivere la propria vocazione la mediazione più vera, più normale, più concreta per far nascere altre vocazioni; sarà lo stile di vita personale e comunitario all'insegna della fede, della semplicità, della gratuità, della povertà, della obbedienza, il linguaggio più chiaro per un discorso vocazionale".
Quanto mai attuale mi sembra, infine, l'appello contenuto nella seguente frase: "A questi livelli si gioca il nostro futuro come Chiesa ed anche come Istituto: il Signore sta chiedendoci qualcosa di importante e di impegnativo; non lasciamo passare questo momento di fatica e di grazia". Nella seconda relazione, Tina Reale tratta della vocazione in generale e della vocazione di speciale consacrazione nel mondo e affronta i se-guenti temi: la vocazione paolina, la spiritualità paolina, il metodo paolino, il carro paolino (preghiera. studio, apostolato, povertà), concludendo con un paragrafo sul come vivere nel Cristo integrale. armonizzando le varie componenti della spiritualità paolina. Prenderemo in considerazione in questa sintesi solo i primi due paragrafi che si riferiscono alla vocazione in senso generale. Nel primo paragrafo si ricorda che Dio chiama anzitutto gli esseri all'esistenza con la sua Parola creatrice "che si fa appello, chiama indicando una via da seguire". Inoltre la sorella fa presente che "non è possibile sentirsi chiamati da Dio, scoprire la propria vocazione senza una relazione anche con la Parola di Dio per eccellenza (Gesù Cristo), la quale precontiene in sé tutte le altre parole di Dio. Gesù è la grande Parola di chiamata per il mondo, è colui che contiene il piano di salvezza per l'umanità, è colui cui ogni progetto dell'uomo deve far riferimento, è il luogo di ogni scelta. Seguire Gesù è la prima condizione per essere cristiani... Ma per renderci conto della sua chiamata, per riconoscere la sua voce e discernere la sua volontà, occorre un atteggiamento di ricerca e di sincero discepolato." A questo punto Tina indica il brano del vangelo di Giovanni 1,35-51, sul quale propone una riflessione in cui, tra l'altro, si legge: "Gesù accoglie sempre l'uomo in stato di ricerca: ricerca ricca di attenzione agli eventi con i quali Dio parla, intrecciati con i progetti umani e nutrita di lettura assidua delle Scritture, la sola che può alimentare le molte speranze".
Nel secondo paragrafo troviamo, attraverso l'analisi dei documenti del Magistero, il significato del termine consacrazione, l'origine degli Istituti Secolari e il loro valore in quanto riconosciuti dai Pontefici come particolare dono di grazia per la Chiesa e per il mondo. La nostra sorella sottolinea: "In questo contesto si inserisce, nella Chiesa, l'Istituto Maria SS. Annunziata... opera della Sociètà S. Paolo e ad essa aggregato. Sua caratteristica è la secolarità, in quanto i membri professano la perfezione evangelica nel mondo ed esercitano l'a-postolato operando dall'intimo delle realtà terrene" (Statuto n. 1). Difatti, emettendo la professione dei Consigli Evangelici nell'Istituto Maria SS. Annunziata, l'Annunziatina si consacra definitivamente a Dio in forza della chiamata di Dio stesso che, nello Spirito, le rivolge, perché imiti "più da vicino" gli esempi di vita del suo Figlio unigenito, e perché la Chiesa sia arricchita della sua lode e del suo sacrificio per la salvezza del mondo". Grande è il valore, quindi, della nostra consacrazione nel mondo come notava il nostro Fondatore in alcuni brani che Tina riporta: "Certamente avete avuto una grande grazia entrando in questo Istituto... Ci vuole una grazia speciale che si chiama vocazione, cioè sentire il desiderio di consacrarsi a Dio... Si può fare apostolato in tante maniere... ma l'apostolato proprio delle anime consacrate è un apostolato più alto..." (MCS p. 183), "...perché si dà al Signore il frutto e anche la pianta" (cfr. Documenti Capitolari, Capitolo Gen. Spec. 1971 n° 419). Questi spunti di riflessione possano servire a renderci sempre più coscienti del grande dono ricevuto, spingerci a testimoniarlo con la vita e a farlo conoscere ad altre ragazze con gioia e con coraggio.

Loretta

 

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